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ORLANDO IN BLUES

SPETTACOLO - 26 Luglio 2021 - 21:00

L’Orlando furioso, poema scritto da Ludovico Ariosto in ottava rima, venne pubblicato la prima volta nel 1516 e rimaneggiato dall’autore per quasi altri vent’anni, fino a raggiungere l’attuale lunghezza di 46 canti, quindi ripubblicato, in terza edizione, nel 1532, pochi mesi prima della morte dell’autore. Il poema affondava le sue radici nell’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, come ne fosse una sua naturale continuazione, un sequel diremmo oggi, ma con ben altri intenti e risultati artistici, fin quasi a diventare una summa del rinascimento letterario italiano.

La riduzione teatrale di un simile capolavoro, già tentata da Luca Ronconi col suo memorabile spettacolo al Festival dei Due Mondi nel 1968 e riproposta in versione televisiva nel 1975, è ancora oggi impresa ardua e certamente prevede un articolato intervento sul testo e sul materiale poetico.

Il nostro approccio ne vuole sottolineare il carattere fantastico e magico attraverso quei personaggi e quegli episodi che, come un filo esile, ma ben riconoscibile nella struttura del poema, conducono il lettore/spettatore in una dimensione in cui il reale e l’immaginario siano continuamente sottoposti a revisione in un gioco di rimandi che, come sottolinea acutamente Ives Bonnefoy in un suo recente saggio, fa dell’immaginario di Astolfo, ad esempio, una ricerca dell’immanenza e quello di Orlando, al contrario, “instaura una trascendenza che è solo un inganno”. Così attraversando i mondi magici di Atlante e Alcina, che si risolvono nel puro inganno delle apparenze, si giunge al culmine della follia di Orlando, reale e distruttiva, ma nata da una sua proiezione ingannevole sulla principessa Angelica, che invece fugge, realmente innamorata e felice, coll’umile Medoro; fino allo spettacolare volo sulla luna di Astolfo, forse maschera del poeta stesso, accompagnato dall’evangelista Giovanni, in uno degli episodi più straordinari e suggestivi della letteratura mondiale.

Note di regia

Il progetto Orlando in Blues nasce da un’attenta rilettura del poema per ritrovare i racconti sublimi della favola ariostesca, in una chiave che, senza ovviamente snaturare il verso, lo riconduce a una forma scenico-narrativa, piacevolmente viaggiando così dall’incontro con Atlante e con la fata Alcina, agli amori di Angelica, dalla pazzia di Orlando, per finire con la fuga di Astolfo sulla luna, in un fantastico alternarsi di evocazioni e avventure che mai finiranno di affascinare il lettore/spettatore.

Due attori si alternano comunque nella lettura e interpretazione degli episodi e dei personaggi dando vita a tutto l’immaginario ariostesco, naturalmente selezionando gli episodi più salienti e con una linea narrativa facilmente individuabile.

Ma al recital-spettacolo il vero sapore lo infonde certamente la musica originale, ed eseguita dal vivo, di Fabio Bianchini che con le sue sonorità elettroniche, con colori attinti dal jazz dal blues o dalla musica contemporanea, dialoga e contrappunta le ottave ariostesche in una sorta di jam session, in cui antico e moderno si fondono con echi nuovi, riscoprendo e riassaporando uno degli immortali classici della letteratura italiana.